vuoto

fertile

Vuoto fertile e felicità


Attingere alla sgradevole o gradevole sensazione di indeterminatezza, allenarsi al vuoto, inteso sotto l’aspetto di spazio proficuo per nuove energie, bel chiaro nel buddismo. Non è interpretato come una mera assenza di elementi, piuttosto come uno spazio potenziale pieno di opportunità. Vuoto fertile, un terreno in cui lasciare germogliare l’inedito, un concetto fondante nella Terapia della Gestalt. Nelle pratiche del Buddismo, si evidenzia quanto il fenomeno sia privo di significato intrinseco. Il vuoto permette il rivelarsi di una realtà che non permane, onde trovare la pace interiore, attivando a una fonte intrinseca di energia. Anche nel Taoismo il vuoto rappresenta il non-essere, fonte origine del tutto. Esercizi quale il tai chi, che operano con l'energia vitale, intensa, attraverso spazi vuoti, rinforzandolo il sistema psico motorio. Nella pratica psicologica, il vuoto è potenzialmente interessante per la pratica creatività. Fare silenzio dentro di sé, dare valore, acquietando la mentale e le stimolazioni, per accedere alla purezza delle nuove idee. Il processo creativo tende a iniziare dal senso di vuoto mentale, foriero a nuove idee e intuizioni. Infatti affidarsi al vuoto fertile significa anche non avere tutto sotto controllo. Un invito alla potenzialità e alla fiducia, un riconoscimento di sé, di scoperta continua all’evoluzione personale. Un noto insegnamento buddhista, ricorda quanto la sofferenza derivi dall'attaccamento alla vita. La visone del distacco libera l'individuo dall'angoscia del tempo, del trascorrere inesorabile.


La pratica a esercizi spirituali, che troviamo nello stoicismo, da Lucio Anneo Seneca a Marco Aurelio, evidenziano l’importanza dell’allenarsi all’accettare quanto molti eventi della vita non sono al nostro controllo. Possiamo trovare armonia anche nell’indeterminato. La mera esistenza anche senza un esplicito motivo, avvolto nel mistero, rivela la bellezza, la grazia dell’enigma. La vita ricca di esperienze e scoperte genera emozioni contrastanti ma comunque ricche di soddisfazioni. Predisporsi a imparare continuamente può essere una fonte di appagamento e gioiosa presa d’atto per quanto sia incredibile.


Frequente la ricerca di qualcosa che manca, sballottati dalle preoccupazioni verso il futuro o di ciò che non è avvenuto nel tempo passato, nello struggimento del passato o nell’ansia al futuro ci lasciamo sfuggire il momento presente di grazia straordinaria e irripetibile. Una condizione comune a molti, la tendenza a dare eccessivo spazio dei pensieri verso il futuro o a rimuginare sull’avvenuto nel tempo passato, porta a non valorizzare pienamente il tempo presente.


Incoraggiare noi stessi ad accettare il presente e il passato per quello che semplicemente sono, invece di rivangare su varie possibilità alternative. Infatti la nostalgia può anche spingere a idealizzazioni, addirittura scenari comunque non verificati. Inevitabile l’invito a concentrarsi con tranquilla pace al tempo presente, piuttosto che perdersi in fantasie di un passato alternativo, mai avvenuto.


La saggezza classica invita a vivere con serenità e accoglienza ogni momento fuggevole, della vita. Quinto Orazio Flacco, nacque nel 65 a.C. poeta romano che lascia il suo consiglio a non essere eccessivamente preoccupati del futuro e di accettare ogni evento con tranquillo equilibrio, favorevole o avverso, essendo la vita imprevedibile. Note le sue Odi e la filosofia del carpe diem, esorta a godere del presente e lasciare fluire il pensiero del futuro. Tradotto dal latino. “Non chiedere — è proibito sapere — quale sorte gli dèi abbiano assegnato a me, quale a te, Leuconoe, e non tentare i calcoli babilonesi. Quanto meglio accettare qualunque cosa accadrà! Sia che Giove ci abbia dato ancora molti inverni, sia che questo sia l'ultimo, che ora spezza le onde del mar Tirreno su rocciosi scogli. Sii saggio, filtra il vino e, dato il tempo breve, limita una lunga speranza. Mentre parliamo, il tempo invidioso è già fuggito: cogli l'attimo, confidando il meno possibile nel domani.” Fondamentale la consapevolezza del tempo presente e l'accoglimento delle varie circostanze. La felicita derivante dal godere del tempo presente, liberi di prendere consapevolezza della straordinarietà della vita, il piacere del qui e ora, consapevoli della bellezza della vita, godendo delle piccole e grandi gioie, in variegati sfumature, verso la pace interiore e una gaiezza duratura, nella meraviglia e l’apprezzamento intrinseco costante.


Diverse pratiche collaudate dal passato per la consapevolezza, come la meditazione, la respirazione attiva, nonostante la comprensione della complessità simultanea della vita nella sua essenza di semplicità. Accettando i propri limiti nel mistero insondabile imprevedibile della vita con emozioni e sensazioni fisiche con saggia cautela, per una maggiore serenità, infatti i limiti sono anche punti di partenza per la crescita personale, con esperienze a volte brucianti, ma comunque formative. Un indicibile mistero, generatore di un senso di pace, essendo la vita mai completamente prevedibile; anche questa incertezza la rende affascinante. L’ignoto attiva la curiosità e il senso dell’avventura.


La fonte di felicità, intesa sotto l’aspetto dell’equilibrio, può essere recepita come un fiume nello scorrere, sia placido sia impetuoso realizzando il suo percorso tra imprevisti, anse e sponde, fino al mare, spesso una destinazione con la serenità simboleggiata dal viaggio; nonostante le difficoltà, le opportunità da cogliere in armonia. Una felicità derivante anche dall’allenamento a muoversi nelle sfide, attraverso le innumerevoli contraddizioni dell’esistenza, essendo le potenzialità lungo il fluire del viaggio, turbolenze e pacificazioni, le une legate e generatrici delle altre. A trovare un equilibrio tra il reale e le aspirazioni, tra limiti e instabili contraddizioni. La felicità è anche nel fluire con l’armonia della vita, scoprendo e sviluppando le proprie potenzialità, quindi a dire grazie ai propri limiti e contraddizioni, accettando le imperfezioni essendo le sfide vitali, parte del percorso. La felicità è un flessibile viaggio, piuttosto che una statica destinazione.


La serenità e la vitalità della nostra giovinezza derivano in parte dal fatto che procedendo in salita non vediamo la morte, perché questa è ai piedi dell'altro versante.
Arthur Schopenhauer

- Gestalt Counselor - Dott. Scienze e Tecniche Psicologiche - Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni -

Le azioni utili a rafforzare il potere di scelta, sviluppare un sentimento consono al proprio valore, sono un viatico per nuove energie di vita.