Raramente vi è elevata completezza delle informazioni a disposizione, per decidere, questo comporta la preferenza a valutazioni dalla soddisfacente congruità. In ambiti sconosciuti e complessi, è frequente preferire il plausibile rispetto al probabile.
Solitamente le dinamiche mentali che agiscono intuitivamente, con velocità, svolgendo la valida funzione di
rispondere alle richieste del contesto; raramente seguono un procedimento rigoroso di elaborazione.
L’esigenza di trovare conferme soddisfacenti e rapide, per scelte funzionali alle necessità, esprimere giudizi, risolvere complessi problemi con dati informativi raramente esaustivi, possono generare escamotage cognitivi, dall’indubbia funzionalità. Specularmente le stesse funzioni, non sempre adatte alla reale complessità in contesti richiedenti maggiore
ponderazione valutativa, nel semplificare dilemmi, possono generare errori procedurali, sistemici.
Studi approfonditi di Von Neumann & Morgenstern (Von Neumann J. –Morgenstern O., “Theory of games and economic bahavior”, Princeton (N.J), Princeton University Press, 1944)
hanno dato ampio
spazio a quello che possiamo definire un approccio normativo
nella presa delle decisione partendo dall’idea,
che il decidere sia un’azione prevalentemente
razionale, con lo scopo di ottimizzare al meglio i vari elementi di rilievo a disposizione per arrivare alla miglior scelta ricercata.
Costrutto difficile da mantenere attivo quando il mondo emozionale, anche quando non è totalmente
trascurato dal soggetto, assume una rilevante, conflittuale inevitabile pregnanza.
Herbert Simon nel diffondere il concetto sufficiente-soddisfazione pone
l’attenzione alla limitata razionalità (Simon, Herbert (1957). "A Behavioral Model of Rational Choice", in Models of Man, Social and Rational: Mathematical Essays on Rational Human Behavior in a Social Setting. New York: Wiley) nelle possibilità di scelta,
evidenziando che l’essere umano è carente nelle risorse cognitive
atte a valutazioni che richiedono precisone, soprattuto a livello
statistico, i cui esiti raramente sono quantificabili a priori.
Frequente è la ricerca risolutiva a problemi complessi dove una
memoria tendenzialmente labile è verosimilmente ottimale allo
scopo, le cui preferenze decisorie, giustificano il fine al proprio intento.
Daniel Kahneman e Amos Tversky (Daniel Kahneman e Amos Tversky “On the Psychology of Prediction”, Psychological Review, 1973, 80: 237– 251)
hanno esplorato e isolato diverse strutture, operative,
conseguenti l’evoluzione della mente umana in atti decisori.
Si evince che tali strategie, nel loro espletarsi,
prevalentemente in modalità inconsapevole, tendono
a trascurare una parte considerevole di informazioni,
che richiederebbero maggiore oculatezza elaborativa.
Strategie operative che danno comunque un vantaggio non solo alla rapidità esecutiva,
ma anche a un relativa rassicurante, pseudo certezza del proprio operare.
Nelle interazioni sociali, le impressioni, le convinzione, le credenze, le esigenze persuasive giocano un ruolo determinante nell’affermazione del proprio agire, rendendo il processo cognitivo flessibile ma spesso incompleto.
Adoro i piaceri semplici, sono l’ultimo rifugio della gente complicata.
Oscar Wilde
Le azioni utili a rafforzare il potere di scelta, sviluppare un sentimento consono al proprio valore, sono un viatico per nuove energie di vita.