Copione di vita

Emozioni

Sviluppare interazioni umane costruttive


Nelle interazioni, nei apporti umani, uno dei maggiori fraintendimenti in cui spesso incappiamo riguarda la gestione delle emozioni, sia nostre sia altrui.


È naturale desiderare armonia e comprensione, ma è fondamentale riconoscere il limite, non possiamo controllare le emozioni degli altri, ma abbiamo la responsabilità e potere sulle nostre. Questa consapevolezza non rende i rapporti necessariamente più semplici, ma ci offre una chiave per vivere le interazioni senza esserne vittime.

Quando subiamo uno scontro, una discussione che genera sofferenza emozionale, può emergere un senso di impotenza, rabbia, confusione o stanchezza che invadere il nostro spazio interiore. Di fronte a un attacco emotivo, capita di porsi domande paralizzanti: “Cosa ho fatto di sbagliato? Perché è successo proprio a me?” È utile però ricordare che, nella maggioranza dei casi, dietro la rabbia o la frecciata emotiva ricevuta non vi è un attacco personale autentico, ma piuttosto la proiezione del disagio di chi attacca. Spesso queste persone stanno vivendo un dolore o un’insicurezza che non riescono a gestire. L’atto di colpire chi sta loro vicino, paradossalmente, diventa un tentativo inconsapevole di alleggerire il proprio peso interiore, di sentirsi meno sopraffatti dal proprio malessere.

Rendere oggettivo questo scenario è il primo gradino per uscire dalla trappola della responsabilità mal riposta. Non esistono veri “bersagli”; spesso diventiamo lo schermo su cui l’altro proietta il proprio film doloroso. Un attacco emotivo, quindi, è raramente un giudizio reale su di noi: quasi sempre rappresenta una spinta interna della persona che agisce. Molte persone considerano se stesse vittime di un’ingiustizia o di un dolore più grande di loro; e, nel tentativo di sentirsi temporaneamente meglio o di non sentire la loro sofferenza, possono riversare all'esterno quella pressione.

Cosa fare per difendersi senza chiudersi? Il passo essenziale è la coltivazione di un distacco equilibrato, di una efficace distanza, una capacità di mantenere uno spazio interiore calmo anche nelle tempeste relazionali. Imparare a non prendere sul personale il comportamento altrui è funzionale e richiede allenamento emotivo, specie se cresce dentro di noi il sospetto di non “meritarsi” certe parole o atteggiamenti. Un valido aiuto proviene dal respiro: quando sentiamo la rabbia, l’offesa o il disorientamento montare, un momento di respiro profondo aiuta a ridefinire la scena. Questo atto semplice ricorda a noi stessi che non siamo direttamente responsabili di tutto ciò che accade intorno.

Proteggersi, tuttavia, non significa irrigidirsi o chiudersi. Piuttosto, si tratta di accedere a uno stato di compassione, sia per l’altro sia per noi stessi. Guardare l’aggressore come un essere umano, inconsapevole che in quel momento non sta gestendo bene le proprie emozioni, ci permette di vedere oltre la superficie dell’attacco. A volte, dietro la rabbia o l’aggressività, si nasconde una richiesta di aiuto, di accoglienza, o il desiderio, spesso inascoltato, di essere visti e compresi.

Se la nostra centratura psicologica è sufficientemente salda, possiamo tentare di deviare la discussione dal piano dello scontro inconcludente a quello dell’ascolto. Chiedere all’altro: “Cosa ti preoccupa davvero? C’è qualcosa che vuoi dirmi?” può facilitare uno sblocco, aiutando la persona a parlare del suo bisogno reale invece di attaccare o difendersi. Non sempre sarà possibile; tuttavia, il solo fatto di non reagire con simmetria, ad esempio se insultati, apre uno spazio nuovo nella relazione. Mantenere il cuore aperto ha una potenza trasformativa: la nostra compassione, comprensione può scardinare le difese altrui, permettendo che cadano almeno in parte le maschere della rabbia e dell’aggressività sconsiderata.

Un altro aspetto fondamentale è la gestione, considerazione dei cosiddetti, considerabili “errori”. Evidente che non esistono persone prive di difetti; tutti sbagliamo, e l’errore può ferire l’orgoglio o destabilizzarci. Conviene ricordare quanto in ogni errore si celi un’opportunità: imparare, evolversi, riconoscere i propri limiti. La vera sofferenza non sta tanto nello sbagliare, quanto nel non cogliere il messaggio dell’esperienza avvenuta, nel ripetere senza consapevolezza la dinamica reiterata. Essenziale è ricordare che non siamo responsabili dei sentimenti degli altri, i quali sono invece frutto della loro realtà, fantasticherie, convinzioni e vissuti, ma siamo responsabili esclusivamente delle nostre reazioni e del modo in cui scegliamo di esprimere le emozioni, sentimenti che sorgono in noi.

Infine, ha valore saper accettare che innalzandoci, nel senso di sviluppare più consapevolezza, equilibrio e serenità, possiamo sembrare “distanti” a chi è ancora immerso nella propria confusione emotiva. Un cuore saldo e aperto, tuttavia, è il miglior antidoto contro la negatività e uno spiraglio offerto anche agli altri, affinché possano, se e quando lo vorranno lasciare andare comportamenti, pesanti attacchi, e, ritrovando la leggerezza dell’incontro emotivo autentico.


La felicità e la vera realizzazione non sono destini predeterminati, ogni volta che scegliamo di non reagire d’impulso, che poniamo attenzione alle nostre emozioni e alle nostre risposte, evolviamo.



Quanto più ci innalziamo, tanto più piccoli sembriamo a quelli che non possono volare.
Friedrich Nietzsche

- Gestalt Counselor - Dott. Scienze e Tecniche Psicologiche - Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni -

Aiuto le persone a trovare le risorse utili per attuare decisioni consapevoli, inerenti ai propri obiettivi. Per potenziare il benessere psicologico, relazionale e fisico. Per le coppie in crisi, fornisco supporto nel superare ostacoli e rafforzare il legame, promuove la crescita, l’empowerment, la capacità di vivere con soddisfazione e con rinnovata energia.