Il desiderio di vivere una vita piena e appagante è un fuoco che arde nel cuore di ogni essere umano, indipendentemente dall’età o dal momento che si sta attraversando. È un impulso bello e potente che ci sospinge avanti, che ci accompagna silenziosamente nei pensieri notturni, nei sogni ad occhi aperti, nei bilanci stessi della nostra esistenza. Con l’avanzare dell’inderogabile tempo, è frequente interrogarsi: ha ancora senso rischiare, esporsi all’errore, aprirsi a sfide nuove, persino a opportunità che a volte sembrano solo miraggi o frutto di fantasia? Oppure, forse, sarebbe più opportuno abbracciare una calma prudente, vivere in modo più pacato e controllato, riflettere lungamente prima di agire? Queste domande sono usuali e profonde, perché ci invitano a riconsiderare il nostro rapporto con quella compagna costante, spesso imprevista, che è l’incertezza. Nell’adolescenza e nella giovinezza, l’errore viene spesso vissuto come una fisiologica tappa della crescita, quasi un dovere necessario per trovare la propria direzione. Ma, in verità, imparare dagli errori e accettare le sfide che la vita ci propone non appartiene soltanto ai primi anni del viaggio: è una attitudine che può, e dovrebbe, colorare tutte le stagioni dell’esistenza. Anzi, più il tempo passa, più la nostra visione si amplia, più quello che potremmo chiamare il rischio mediamente calcolato del vivere si nutre di esperienza, di capacità di discernimento e di una libertà interiore che solo il vissuto profondo sa regalare.
Con il passare degli anni, cambiano il ritmo, i desideri, le energie e perfino le motivazioni, ovviamente il contesto.
Può avvenire che non sentiamo più quella spinta impetuosa a lanciarci senza rete. Magari diventiamo più selettivi nelle nostre scelte, impariamo l’arte della pazienza e il valore della pacata riflessione. Ma ciò non equivale a rinunciare alla crescita psicologica o cadere nella facile rassegnazione o addirittura nell’immobilità. Al contrario, proprio la variegata destabilizzante esperienza ci permette di assaporare ogni nuova avventura con un coraggio rinnovatore, fatto di saggezza, gioia temperata, fiducia raffinata. Vivere davvero, a qualunque età, significa continuare ad apprendere, anche e soprattutto quando si commettono apparenti errori, semplicemente ulteriori esperienze. Si tratta di muoversi nel mondo non più per dimostrare qualcosa agli altri, ma perché si sente dentro il richiamo profondo alla scoperta di sé, delle proprie possibilità ancora inespresse. La vita pacata, contrariamente a quanto spesso si pensa, non è affatto sinonimo di immobilismo. È invece una danza consapevole di chi sa ascoltare se stesso, agire con sentimento e mente allineata, scegliere ogni passo con la serenità che nasce dal conoscere i propri limiti e contemporaneamente il proprio insito valore. Forse oggi non rischieremo tutto d’impulso come un tempo, ma potremo scegliere in modo più fine e autentico a quale ulteriore novità aprirci, quali stimolanti emozioni e conoscenze accogliere, quale sogno coltivare ancora.
Tendenzialmente, ciò che ci rende in parte insoddisfatti non sono tanto quelli che chiamiamo errori che abbiamo attuato, quanto quelle che consideriamo, anche erroneamente, le occasioni mancate, le strade che non abbiamo avuto il coraggio di percorrere. A ben pensarci, la paura dell’errore immobilizza più della sua possibile esperienza effettivamente vissuta e ci costringe a una zona tranquilla, di conforto che, alla lunga, diventa un giardino rassicurante, ma con le solite piante. Anche il più bel giardino vuole nuovi semi. Eppure, nel momento stesso in cui accettiamo l’incertezza come parte naturale del cammino, non la recepiamo più come un ostacolo ma come un elemento vitale, che ci tiene svegli, allenati, in allerta, capaci di gioire anche delle sorprese inaspettate.
Quello che comunemente è considerato l’errore, bandito dall’educazione, o temuto socialmente, può invece essere seme di una stupefacente bellezza futura, spesso più armoniosa e consapevole proprio perché nata dalla capacità di riflettere, apprendere e ricominciare. Anche quando l’età avanza, non dovremmo mai rifugiarci nel porto sicuro della non azione, oppure nelle dolci illusioni che ogni elemento debba rimanere nella staticità. La vera saggezza, infatti consiste nel rimanere aperti, con lo sguardo pulito di chi ancora sa meravigliarsi. Una vita migliore non è mai una vita statica, ma una vita vissuta intensamente, ovviamente con tenerezza verso i propri limiti, con entusiasmo per i nuovi semi, con la curiosità che ogni stagione può esprimere. Accettare l’incertezza, dunque, non significa vivere in balia del caos, ma significa riconoscere che la vita è continua trasformazione. Significa imparare a danzare nell’incertezza, scoprendo forza, grazia e risorse inaspettate proprio nei momenti critici, di passaggio. Che sia un nuovo hobby, una relazione, una sfida personale, l’importante è non chiudere la porta all’elemento nuovo, al diverso, al possibile cammino che ci rinnova e ci rende unici. Perciò, qualunque sia la nostra età, scegliamo la meraviglia e la scoperta, accettiamo i rischi e le incertezze, procediamo con passo sereno ma mai fermo nello stupore. Perché solo così potremo dire di aver vissuto davvero, e la nostra vita sarà una storia vibrante di energia, crescita e rinnovata felicità.
Ritirarsi non è scappare, e restare non è un'azione saggia, quando c'è più ragione di temere che di sperare. Non c'è saggezza nell'attesa quando il pericolo è più grande della speranza ed è compito del saggio conservare le proprie forze per il domani e non rischiare tutto in un giorno.
Miguel de Cervantes
Le azioni utili a rafforzare il potere di scelta, sviluppare un sentimento consono al proprio valore, sono un viatico per nuove energie di vita.