I processi che si utilizzano per prendere decisioni, essendo strettamente legati alle componenti emotive affettive, rivelano quanto sia difficile prescindere dall’etichetta cognitiva comunemente associata allo stimolo generativo. Il valore dato a ciò che si possiede o si ritiene tale, influisce le possibili scelte implicanti l’eventuale perdita. Le decisioni legate alla rinuncia, coinvolgono il mondo affettivo, privilegiando un’elaborazione automatica, rivelando quanto sia agevole optare, dando senso, al verificarsi delle reazioni a esse legate, con modalità valutative la cui prevalenza intuitiva emozionale è predominante. Interessante la distinzione tra emozioni anticipatorie e emozioni anticipate con lo studio di G. Loewenstein e collaboratori nel 2001 (Loewenstein, G., Weber, E. U., Hsee, C. K., & Welch, N. (2001). Risk as feelings. Psychological Bulletin, 127(2), 267-286) in cui si evidenzia con le prime, quanto siano inerenti all’immediato, automatico, connaturato scegliere in situazione che implicano decisioni legate a fattori considerati rischiosi; mentre le emozioni anticipate siano attive in elaborati scenari di fantasia, a vagliare possibili esperienze, realizzabili a posteriori, alla presa della decisione considerata rischiosa. Joseph Paul Forgas rileva quanto le variazioni affettive siano implicate nelle capacità elaborative delle informazioni, messe al vaglio, evidenziando quanto possano essere influenti nelle scelte, soprattutto in situazioni richiedenti, nuove complicate elaborazioni cognitive. L’incalzare di eventi poco familiari, richiedenti pregnanti risorse decisorie, possono sottoporre l’organismo a una deriva dai mutevoli umori. Ha fornito uno studio (Forgas, J.P. (1995). "Mood and judgment: The Affect Infusion Model (AIM)". Psychological Bulletin. 117 (1): 39–66) in cui pone l’attenzione sui livelli d’umore soggetti all’inasprirsi, al variare nelle difficolta crescenti, anche apparenti, nel trattare dati atti allo scegliere.
Interessante notare che
una crescente spiacevole suscettibilità dello stato dell’umore è presente in situazioni che richiedono un maggior coinvolgimento cognitivo, onde attuare elaborazioni sistemiche, dato che lo sforzo richiesto, coinvolge non solo la codifica delle informazioni, ma anche il recupero mnemonico delle stesse, mantenendo l’attenzione elevata alle relative associazioni. Al crescere dei dati da trattare, con la maggiore richiesta alle funzioni cognitive selettive non automatizzate, la propensione è quella di selezionare i dati da trattare, in sottogruppi, ponendo preferenza a elementi congruenti che predispongono alla levità d’animo, piuttosto che l’inverso. L’elevata probabilità che il recupero mnemonico delle informazioni, soggette alla ricerca di congruenze, predisponenti a favorire l’indole lieve, possa considerare altre informazioni pur valide, alla stregua di meri dettagli, non è da trascurare. Evitare di prendere in considerazione dati che potrebbero creare incongruenze, favorendo l’indole greve, sembrerebbe una strategia cautelativa. La pervasività delle funzioni affettive nell’elaborazione dei dati trattati e recuperabili nel disciplinare le scelte, mette in luce quanto la possibile inclinazione all’elaborazione euristica influisca l’atteggiamento lieto, consentendo una maggiore agilità nel decidere; mentre scelte, situazioni, non sempre evitabili, legate a elaborazioni accurate, sostanziali, predispongono a un decrescere in agilità operativa, influendo alla disposizione dell’umore greve. La predisposizione a una minore propensione al rischio, con studi attuati, (Isen, A. M., Nygren, T. E., & Ashby, F. G. (1988) Journal of Personality and Social Psychology, 55(5), 710–717) la si riscontra in un atteggiamento prevalentemente concentrato verso un umore lieve. Si rileva che si possa essere decisamente restii a correre rischi, quando lo stato dell’umore restituisce gradevoli sensazioni di benessere. A questo si aggiunge una predisponente scioltezza operativa nello svolgimento dei compiti d’attuare. Risulta sgradevole andare verso valori elevati d’inquietudine, richiedenti uno sforzo incline al depauperamento cognitivo. Ne risulta che siamo avversi, se non costretti, a disporci in situazioni il cui monito sconosciuto, inevitabilmente altera la tranquillità d’umore ricercata. L’inasprirsi delle condizioni legate a un’umore sottoposto a stimoli di elevato stress, predispone a creare le condizioni favorevoli, all’innalzamento del grado di propensione, nel correre rischi dalla insufficiente ponderazione. Quando sia è allegri, si diventa più intuitivi, creativi, ma anche meno vigili e più soggetti a errori logici. Ancora una volta, come nell’effetto esposizione, questa connessione ha un senso biologico. Il buon umore è il segnale che le cose stanno andando generalmente bene, che l’ambiente è privo di pericoli e che si può abbassare la guardia. Il cattivo umore indica che le cose non stanno andando bene, che forse incombe una minaccia e che occorre vigilanza. La fluidità cognitiva è sia una causa sia una conseguenza della sensazione di benessere.
(Daniel Kahneman, Pensieri lenti e veloci, 2012).
L'uomo crede di volere la libertà.
In realtà ne ha una grande paura. Perché? Perché la libertà lo obbliga a prendere delle decisioni, e le decisioni comportano rischi.
Erich Fromm
Le azioni utili a rafforzare il potere di scelta, sviluppare un sentimento consono al proprio valore, sono un viatico per nuove energie di vita.