La psicosomatica ci restituisce una constatazione semplice e potente.
Nella vasta e intricata mappa dell’esistenza umana, laddove ogni giorno segniamo percorsi incerti tra imprevisti, ostacoli e improvvisi rovesciamenti di senso, il corpo si trova, quasi sempre, a essere il luogo di testimonianza più fedele e muto delle nostre vicende interiori. La constatazione, ormai ampiamente riconosciuta dalla psicosomatica, è questa: il nostro corpo non mente mai. Anzi, è spesso il primo a farsi carico dei pesi invisibili che la mente non riesce ad affrontare consapevolmente, delle emozioni che preferiamo reprimere e dei disagi diffusi che non trovano espressione nelle parole.
Un nodo allo stomaco, la schiena che si irrigidisce, un mal di testa che compare immotivato: sono tutti segnali, piccoli o grandi, dell’unità imprescindibile tra psiche e soma. In questa prospettiva, la flessibilità non è più soltanto una questione ginnica, ridotta alle capacità di allungamento muscolare, ma si mostra come una vera e propria modalità di vivere e sentire. È flessibilità del corpo, certo, ma anche della mente e del cuore.
A volte basta poco, un piccolo gesto di apertura il respiro che si fa più profondo, una dolce rotazione delle spalle, l’intenzione di lasciar andare la rigidità emotiva, per accorgersi di quanto la qualità della nostra vita possa cambiare. Il corpo che si fa più sciolto, accogliente, smette di sembrare un veicolo affaticato, un nemico o un estraneo, e lentamente torna a essere un alleato: uno spazio intimo e familiare dove riscoprire la possibilità di sentirci a casa, anche in mezzo ai giorni complicati.
Capita che qualcosa si inceppi, che una delusione o un dolore ci colgano di sorpresa, riportandoci a quella frustrazione sottile che spesso ci accompagna. Nulla ci secca di più dell’insuccesso, e la frustrazione, cugina stretta del rimpianto, rischia di lasciarci in una terra di nessuno, un luogo interiore dove il prossimo passo sembra impossibile e ogni respiro si fa più corto. Ma la psicosomatica ci insegna anche questo; il corpo rigido, bloccato dal risentimento o dal rammarico, potrà solo cronicizzare la sofferenza. Serve allora riconoscere ciò che apparentemente è inaccettabile, raccogliere l’insegnamento necessario della semplice accettazione della realtà e delle sue imperfezioni e, lasciare andare. Come accade nei muscoli, dopo lo sforzo, essi si distendono e trovano nuova ampiezza, così anche la mente ha bisogno di lasciar andare ciò che la irrigidisce.
Appurato da esperimenti scientifici quanto l’essere flessibili sia fisicamente, sia emotivamente, possa migliorare la qualità, e persino la durata, della nostra vita. Studi in ambito medico e psicologico rivelano come persone con abitudini di flessibilità muscolare abbiano meno dolori, una maggiore autonomia negli anni, e un invecchiamento più sereno. Interessante è l’impatto della flessibilità intesa in senso ampio: una mente ed un cuore più elastici ci rendono più capaci di adattamento, più resilienti di fronte alle avversità inevitabili, maggiormente pronti a ricercare nuove soluzioni laddove altri vedrebbero solo la fine di un percorso.
Coltivare la flessibilità non richiede gesti eroici. Si tratta, piuttosto, della somma silenziosa di piccole scelte, ripetute giorno per giorno, come una breve pausa per allungare la schiena, una passeggiata a passo lento in cui ritrovare il proprio respiro, un atto di gentilezza verso di sé quando ci si sente fragili. Questa cura minuziosa e paziente, al di là degli standard di performance o delle immagini da copertina, crea spazio dentro di noi, un luogo in cui la rigidità diventa cedevole come la terra dopo la pioggia, e persino le sofferenze più antiche trovano un varco per essere sciolte.
Flessibilità significa imparare a non irrigidirsi nella paura o nel rifiuto, imparare ad accettare lo smarrimento come parte del viaggio, riconoscere che la vita potrebbe sorprenderci ancora proprio mentre pensiamo di essere arrivati in fondo a tutto. In questo modo, anche il corpo, con i suoi segnali e le sue memorie, diventa un prezioso alleato, nona limitare, ma a insegnarci al piegarci senza spezzarci, a respirare anche nelle notti difficili, a trovare coerenza anche nell’apparente caos dell’incongruo sentire. Senza forzature, nella pratica continua dell’ascolto e dell’accettazione, si giunge infine a quella qualità di leggerezza che non è superficialità, ma intelligenza profonda del vivere.
In definitiva, la psicosomatica ci restituisce una constatazione semplice e potente: se impariamo ad ascoltare e a prenderci cura del corpo, ad accettarne i messaggi ed a rispondere con gentilezza e apertura, anche la vita, con tutte le sue imprevedibili traversie, appare meno minacciosa. Il corpo, e la flessibilità che vi sboccia dentro, diventano la prova tangibile che, nonostante tutto, rimanere umani e presenti è possibile e, persino piacevole.
Quando la vita ci sorprende con il suo carico di incertezze, quando il disorientamento prende il sopravvento o i pensieri si rincorrono senza tregua, come in una maratona che non conosce sosta, il corpo assorbe silenziosamente queste tensioni.
Non creare ossessioni nella tua vita, non essere rigido; la rigidità è una qualità dei morti. Vivi più giocosamente invece, in modo meno serio, sii flessibile.
Osho
Le azioni utili a rafforzare il potere di scelta, sviluppare un sentimento consono al proprio valore, sono un viatico per nuove energie di vita.