In ogni percorso, non solo di scoperta delle proprie risorse psicologiche, è utile un modello di riferimento, non un idolo, ma metaforicamente una bussola leggera, flessibile da tenere a portata di mano. Senza un orientamento, perfino il desiderio di perdersi diventa posa. La follia calcolata ha il suo fascino, ma l’indole lieve sceglie una misura che salva, non per paura, bensì per tenere vivo il gioco entusiasmante della vita. Amare le comodità come cura del corpo che porta lontano; chiamato edonismo nella fedeltà all’assaporare il tempo presente, non la sua caricatura. Se la mano che accarezza può essere la stessa che schiaffeggia, si tratta di educare la forza del gesto, apprezzando la fermezza senza ferire, la tenerezza che non abdica.
La leggerezza non è superficialità, è precisione senza durezza. Sa attendere e sa muoversi. Osservare, aspettare, tornare, andare sono i quattro tempi di una gioiosa danza. C’è rischio in ogni ricerca continua, e a volta, se non spesso l’esito non soddisfa. Va bene così, ringraziamo. Il vuoto non è nemico, è creazione nell’essenza dell’assenza, infatti le forme respirano. Avere o non avere, tenere o lasciare, sono esercizi di peso e distanza, tenere a sé ciò che nutre, lasciare andare ciò che indurisce. Le acquisizioni, risorse stratificate del tempo remoto non sono zavorre se diventano membrane vive della memoria, a proteggere senza separare.
Cercare chiarezza emotiva con lucido distacco non è raffreddarsi, è dare aria al fuoco. Conoscere o diventare? Meglio coniugare i verbi insieme: conoscere per diventare, diventare per conoscere. Un acume sintetico, speculare, mai completamente sazio, orienta il presente senza tiranneggiarlo. L’approccio alla vita con indole lieve non pretende soluzioni totali, ma accetta l’incompiutezza inevitabile come amabile luogo operativo. La complessità interiore può restare aggrovigliata e, tuttavia, aperta alla riflessività, per scioglie i nodi dei ricordi con pazienza, non con strappi.
Autocritica a se stessi sì,
ma che cura e non punisce. L’oggettività, quando è possibile, è un orizzonte, quando è impossibile, resta il rispetto verso il limite, dell’altro, del mistero che avvolge e protegge. Stupore e meraviglia stanno al centro dell’atto creativo come spazi di centratura stabilizzante e di riposo. Ci si perde un poco, per ritrovarsi più ampiamente gratificati. Nel confronto con l’altro possiamo cercare con garbo, senza bisogno di vincere, a partorire una quiete che non è inerzia, ma gioia sottile, quasi gaudente, nel contemplare ciò che semplicemente è.
Per questo possiamo scegliere una pratica minuta, stoica, un tocco leggero, un passo corto, un respiro lungo, uno sguardo dall’orizzonte ampio. Modelli che guidano senza irrigidire, piaceri che scaldano senza bruciare. La vita rimane un’arte di equilibrio: tenere e lasciare, ardere e decantare. Con indole lieve non si scappa dal dolore, lo si attraversa senza aggiungere peso, lasciando decantare l’acquisito. E allora la realtà, persino quando graffia, sgradevole, ritorna a essere abitabile, apprezzabile, non un assedio, ma una dimora con innumerevoli finestre, balconi che si affacciano al futuro.
Smettere di subire decisioni altrui e tornare a scegliere,
essere padroni della propria vita.
Ogni giorno, quello che scegli, quello che pensi e quello che fai è ciò che diventi.
Eraclito
Le azioni utili a rafforzare il potere di scelta, sviluppare un sentimento consono al proprio valore, sono un viatico per nuove energie di vita.