Accettare semplicemente un presupposto essenziale: la nostra vita esteriore è lo specchio, a volte fedele delle nostre convinzioni, della percezione di noi stessi e delle nostre credenze radicate.
Ogni volta che ci troviamo
davanti a un bivio importante, una relazione, una carriera,
una scelta esistenziale, ciò che guida la nostra decisione non
è tanto la razionalità fredda quanto il complesso intreccio fra
convinzioni, visione di sé, paure e aspirazioni.
Cambiare per migliorare la propria esistenza è un processo che può essere complesso per chiunque. Non sempre cercare scorciatoie risolutrici è il percorso più appropriato. Modificare i propri schemi mentali, abitudini consolidate e moventi più profondi richiede dedizione, impegno ed un non trascurabile coraggio. Il cambiamento implica l’esplorazione del proprio “confine interiore”, a volte insoddisfacente, comunque un terreno conosciuto, prevedibile e, in qualche misura, rassicurante.
Quando ci affacciamo sull’ignoto, la paura prende il sopravvento, innescando una serie di meccanismi di difesa, inconsapevoli, che tendono a sabotare i nostri buoni propositi. Le motivazioni principali che ci paralizzano e ci fanno desistere di fronte al cambiamento sono più comuni di quanto si pensi.
La prima motivazione, più potente è il timore verso ciò che non conosciamo. L’incertezza sul “dopo”, l’ansia di trovarsi dinanzi all’inaspettato, la paura di peggiorare ulteriormente una situazione già difficile ci spingono a preferire il mantenimento dello status quo. L’ignoto viene vissuto come una minaccia alla nostra sicurezza e al controllo sulla nostra vita, scatenando nell’individuo la paura di perdere ciò che ha, anche se insoddisfacente, piuttosto che rischiare di star peggio. Questo deriva da un antico istinto di sopravvivenza: il nostro cervello, programmato per risparmiare energie, nella difficoltà e nella novità immagina un potenziale pericolo. Lo stress che deriva dal cambiamento, per quanto a volte accompagnato da un certo entusiasmo per la novità, consuma molte risorse emotive e mentali. Il nostro sistema nervoso predilige vie già battute, percorsi prevedibili e automatismi che generano il minor dispendio possibile di energie. Per questo il cambiamento appare spesso una fatica immensa e, alla lunga, qualcosa da evitare.
La seconda motivazione che ostacola il cambiamento riguarda la percezione di sé come incapaci. “Non sono all’altezza”, “Non ce la farò”, “Non ho le risorse necessarie”: convinzioni limitanti radicate spesso nell’infanzia, frutto di esperienze, educazione o veri e propri condizionamenti familiari e sociali, portano molte persone a credere di non poter superare gli ostacoli da soli. Questa auto svalutazione blocca la volontà di provarci e impegnarsi nel costruire nuove competenze che potrebbero spalancare porte insperate.
Un’altra frequente ragione è la tendenza a definire il proprio valore attraverso il confronto costante con gli altri. Il bisogno di conferme esterne porta a gestire le scelte non in funzione di ciò che si desidera davvero, ma di ciò che viene apprezzato o accettato dagli altri. Questo produce una messa in secondo piano della propria autenticità e delle proprie reali aspirazioni, a vantaggio di un senso di appartenenza che, potrebbe portare a stati di frustrazione, alla rinuncia del sé più autentico.
La motivazione probabilmente più diffusa e potente che arresta il cambiamento resta però la paura di perdere l’amore, l’approvazione degli altri, il timore dell’esclusione o della solitudine. Il rischio di venire giudicati, respinti, non più riconosciuti all’interno del proprio nucleo affettivo o sociale, con frequenza tiene l’individuo imprigionato in situazioni che si vorrebbero cambiare. L’essere umano, per sua natura, è profondamente relazionale e la prospettiva di perdere il legame con gli altri, anche a costo di una fortissima insoddisfazione personale, esercita un potere enorme sulla sua volontà.
Per rompere questi blocchi e avviare un reale cambiamento è indispensabile innanzitutto cambiare opinione su se stessi e sulle proprie possibilità. È necessario lavorare sulle proprie abitudini mentali, riclassificare e accogliere le proprie paure, trasformandole da nemici a indicatori delle aree nelle quali serve maggiore consapevolezza e crescita psicologica. Accettare la situazione, riconoscere la propria mentalità come un punto di partenza, un primo passo per generare quella motivazione profonda che rende il cambiamento possibile.
Fondamentale, infine, è fissare un obiettivo chiaro, vivendolo mentalmente ed emotivamente fin da subito. Visualizzare la situazione desiderata, sentirla reale e presente dentro di sé, aiuta la mente a orientarsi verso la meta, a consolidare la nuova identità e a impegnarsi nei passi necessari.
Il viaggio verso il cambiamento passa dalla consapevolezza interiore e dal coraggio di misurarsi con i propri limiti, infatti, mettendosi in gioco con autenticità si può trasformare, davvero, la propria esistenza.
Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare.
Winston Churchill
Le azioni utili a rafforzare il potere di scelta, sviluppare un sentimento consono al proprio valore, sono un viatico per nuove energie di vita.