Soffermandoci a riflettere, anche solo alcuni istanti per osservare
il flusso sottile della vita che ci attraversa, questa si rivela come una continua e brulicante dinamica di interazioni, un’incessante tensione tra forze opposte e complementari che si rincorrono nello spazio e nel tempo.
L’esistenza stessa è una corrente viva che si snoda nell’immensità, sfidando i confini delle ore e dei giorni, trascinandoci in un gioco eterno dove le speranze si intrecciano ai ricordi, le previsioni si fanno compagne alle aspettative e ogni confronto, interno ed esterno, torna e ritorna come il fluttuare delle onde che levigano la riva. La vita, nella sua interezza, ci ricorda quanto ci muoviamo, a volte goffamente, a volte con maestria, tra il proteggere noi stessi dai pericoli e il tendere verso ciò che ci alimenta e ci perpetua, siano essi fonti di energia, di conforto, o possibilità di rinnovamento e di creazione. Il corpo, in questa danza, è messaggero e faro, riceve e trasmette, in un attimo fluido che si rinnova a ogni respiro.
Ed è forse proprio nell’essere umano che questa inquietudine di fondo esplode in tutta la sua ricchezza e complessità. Siamo creature segnate dalle nostre stesse origini: uomini e donne plasmati da un’incolmabile insoddisfazione, da una tensione che, a meno che non ne sia compreso e riconosciuto il ruolo costitutivo nella nostra presenza incarnata, rischia di degenerare in un vissuto oscuro e, talora, distruttivo. Il dolore di non essere mai davvero “arrivati”, il rimpianto dell’occasione sfumata, il timore del fallimento futuro, scavano solchi profondi nella nostra psiche, se non impariamo a vederli per ciò che sono, non difetti da reprimere, ma ingredienti preziosi della nostra esperienza umana, strumenti che ci guidano, ci pungolano, ci spingono, talora anche nostro malgrado, a crescere, a esplorare nuovi territori, a indagare continuamente.
Ecco allora che sorge come un faro nella notte l’esercizio, antico e sempre rinnovato, della consapevolezza. Non un concetto astratto, non mera filosofia o moda del tempo, ma pratica viva e urgente, posare la mente, e con essa il cuore, su ciò che è, così com’è. Sviluppare l’attenzione radicale verso i nostri stati interiori, verso i dettagli di ciò che ci accade, lasciando, anche solo momentaneamente, le zavorre di giudizi, aspettative, rimpianti, assilli futuribili. Semplicemente imparare, forse per la prima volta, a sostare nella nudità dell’attimo, nell’ebbrezza che il presente ci offre, invece di rincorrere la chimera di un passato da idolatrare o il miraggio di un futuro da anticipare.
Eppure, la nostra cultura ci insegna il contrario: ci chiede di affrontare la vita “con distacco”, come se ogni emozione fosse troppo pericolosa da esperire davvero; ci invita a elevare la memoria a una sorta di tempio, costringendoci a vivere come se il presente fosse soltanto una piccola illusione effimera, nulla di più di un fragile ponte tra ciò che è stato e ciò che forse sarà. Quasi che il passato e il futuro fossero le sole realtà solide, e il presente, invece, un inganno, un prodotto fugace della coscienza che non vale la fatica dell’attenzione. Eppure è il momento presente, questo respiro, questa vibrazione unica del qui e ora tutto ciò che davvero esiste. Tutto ciò che abbiamo. È la sola qualità assegnabile con certezza ai nostri vissuti, l’unico punto di ancoraggio in un mare saltuariamente o inevitabilmente burrascoso. A gustare comunque, con meraviglia e rispetto, la stupefacente densità di questo momento che non si ripeterà mai più.
Resistere al fascino ingannevole di estendere
la nostra esistenza nel dominio senza fine dello spazio-tempo,
rinunciare almeno per qualche tempo a rincorrere il futuro e
a trattenere il passato, per imparare la difficile arte di
essere presenti: questa è la sfida.
Non è forse questa, alla fine, la più
grande avventura che la vita ci offre,
abitarla, attimo per attimo, con stupore,
fermezza, anche nell'insoddisfazione e, con cuore aperto?
L’intensità delle relazioni oltre le delusioni.
Un amico turbato e scontento, per quanto sia fedele ed affettuoso,
è sempre nemico della tranquillità.
Lucio Anneo Seneca
Le azioni utili a rafforzare il potere di scelta, sviluppare un sentimento consono al proprio valore, sono un viatico per nuove energie di vita.