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Realtà complessa e incerta


La crescita esistenziale è processo continuo, in profondità, implicante un confronto con l’incerto, l’indistinto. Agire in dinamiche sconosciute acquisendo elementi trasformativi che si sedimentano, un amalgamarsi di saperi nel tempo. Un confronto con sé, nel vuoto emotivo generato da fenomeni ignoti, una crescita a sfidare l’inimmaginabile nulla, senza un nome, o una precedente definizione. Accogliendo gli accadimenti con saggezza, plasmando i desideri alla realtà del momento, con serena soddisfatta vitalità, nel farsi trasportare dal flusso senza sforzo, a non spingere il fiume della vita.
Consideriamo l’immagine dell’anello più debole di una catena, una concatenazione strutturale, può essere interpretato in modalità ambigua, potrebbe rappresentare una fragilità o rivelarsi una sfida, come invita Jerzy Lex con il concetto dell’anello più debole che è anche il più forte, in un sistema o in un collegamento di eventi. Il momento di debolezza è anche la chiave per irrobustire l'intero sistema. Prendere atto dell'anello più debole che mette in luce l’esigenza di miglioramenti alla struttura per operare cambiamenti indispensabili, verso una resilienza complessiva, maggiormente adatta al contesto. Spezzare schemi mentali negativi o cicli disfunzionali. Un’interruzione o modificazione indispensabile anche a individuare velocemente la parte da sostituire nei diversi momenti di crisi della vita. Il punto debole acquisisce valenza di opportunità da cogliere per la crescita, una vulnerabilità che si trasforma in opzione e azione evolutiva. Prendere atto della propria vulnerabilità è spesso un elevato atto di forza. Ecco che, l’anello più debole della catena diventa il più forte. Ciò che apparentemente ha sembianza di debolezza rivela una forza indeterminata, nascosta. Si usa anche affermare, quanto spezzare le catene, può essere liberatorio e rinnovatore a creare nuove vie interrompendo cicli di stagnazione. Andare oltre le apparenze per quanto possa anche richiedere fatica intellettuale, è crescita e opportunità a nuove vitalità. Le peculiarità del nostro carattere sono una funzione, oltre ad essere qualità. Una prospettiva che amplia una visione a indicarci che il carattere è una sorta di organo atto a veicolare la soddisfazione di bisogni essenziali, qualcosa in essere, pronto all’utilizzo. Un insieme di atteggiamenti comportamentali di interazione con l’ambiente, una strategia che adottiamo. Questo permette anche, quando lo si ritiene, di modificarne delle componenti a seconda degli accadimenti, migliorando, raffinando. Ricordando che un eccesso di rigidità limita la nostra capacità di crescita. Utile una stabilità unita a fluttuazioni per non impedirci indispensabili cambiamenti, per una continua funzionale agilità. Chi desidera raggiungere un obiettivo è disposto a generare soluzioni e vie, per andare oltre gli ostacoli che si frappongono nelle necessarie interazioni. Viceversa, chi non è autenticamente interessato, o non ha un valido intento, tende a trovare scuse o motivazioni giustificanti la propria ignavia, generando scarsa applicazione. Le implicazioni d’interazione ambientale e l’approccio, la determinazione e la volontà per realizzare nuove soluzioni, è una chiave d’oro, una chiave che apre molte porte, strumento per realizzare variegate aspirazioni.
Cerchiamo sicurezze e situazioni prevedibili. Comportamento utile con profonde radici nell’evoluzione umana. Evitando dinamiche sconosciute, potenzialmente cariche di pericoli, con ansia e stress eccessivo, appoggiandoci alla logica delle probabilità, prevedendo le minacce, abbiamo maggiori possibilità verso la sopravvivenza. Ma sopravvivere non è vivere. Perpetrare indistintamente una strategia di conservazione, permette continuità e contemporaneamente limita la flessibilità d’azione e di pensiero. Possiamo imparare, evolvere, crescere e sperimentare nuove situazioni. Rinnovarci formando nuove connessioni esistenziali, a favorire il cambiamento delle abitudini. Associando analogicamente il concetto, è chiaro che cambiare abitudini, permette al cervello di riorganizzarsi, generando nuove connessioni neuronali. Un rinnovamento, favorevole al desiderio per abbracciare il cambiamento. Resistere all'incertezza protegge da situazioni a elevato rischio, ma la flessibilità cognitiva permette evoluzione, prosperità, in un ambiente in continua trasformazione. Si tratta di imparare a gestire i cambiamenti , addirittura a ricercarli per cogliere opportunità evolutive di progresso. Una potente forza evolutiva, la curiosità inesauribile, unita a vitalità per lanciarsi in azioni nuove, anche controverse per sviluppare prospettive e ulteriori conoscenze. Un viaggio, non una destinazione. Il neuro trasmettitore dopamina è fondamentale per il cervello dato che gioca un ruolo predominante nel processo motivazionale, nelle dinamiche legate all’apprendimento e alle possibili ricompense. Creando una sensazione di piacere e conseguente soddisfazione, anche legata all’immaginata ricompensa, supporta a motivare la ripetizione di azioni, a ricercare sensazioni con conseguenze gradevoli, utili all’agire. Ecco che l'incertezza, può effettivamente attivare innovazione, curiosità, offendo contesti in cui le possibili azioni hanno uno spettro più ampio, spingendoci a sperimentare, esplorare, generare ulteriori capacità, spesso verso efficaci o impensabili soluzioni. Quando le risposte tipiche non sono più adeguate, siamo motivati a riflettere in modalità creativa ricercando nuove vie. Quindi non solo fonte d’ansia l’indeterminato, ma stimolo funzionale a congrue successive ripetizioni di azioni vantaggiose, come ben esprime Eric Fromm, L’incertezza è la condizione perfetta per incitare l’uomo a scoprire le proprie possibilità.
Il dedalo che rende la realtà complessa, incerta, è efficacemente evocato dal mito di Minosse, il labirinto di Creta. Il filo di Arianna a cui ci leghiamo, una guida, una luminosa fonte direzionale a supportare e reiterare la motivazione per la meraviglia della scoperta. Un approccio curioso e pronto alla caduta, alla delusione ci prepara a una elevata comprensione dei noi, per vivere le complessità fenomeniche del nostro percorso in apertura mentale, rendendo il viaggio stesso del vivere un’esperienza significativa e ricca. Un confronto eccessivamente faticoso solo se non si è allenati alla frustrazione, derivante da continui inevitabili enigmi esistenziali per comprendere, indagare, tentando di svelare la multi dimensione della realtà. Siamo limitati e molte delle ferme verità sono solo in apparenza solide. Oggi non è domani, la rimessa in discussione è inevitabile. La chiave rivelatrice non è semplicemente o necessariamente avere una risposta permanente, ma invece imparare a stare nell'incertezza continuando a scandagliare, imparare, esplorare. Gli eventi si susseguono, le tendenze rapidamente emergono, carpendo la nostra attenzione, con frequenza svaniscono, per lasciare il posto a ulteriori innovazioni. Stimoli creativi e un senso di superficiale mutevolezza. L'impermanenza ci attiva alle sfide, nel cogliere le opportunità, quando accettiamo pienamente l’instabilità, piuttosto che rinunciare, chiudendoci nel ristretto recinto delle certezze del conformismo, dove la chiarezza è pura fantasia supportante l’angoscia esistenziale. Una costante della vita, frustrante ma assimilabile quando è recepita con approccio di apertura, di apprendimento a ulteriori prospettive di conoscenza. Un’avventura che ci trasporta a scoperte su noi stessi e sull’ambiente di cui ne siamo parte. Saperlo prima, ora non lo sapresti, essendo l’esperienza provata e acquisita nel passato, formatrice verso ulteriori acquisizioni. L'esperienza è frequentemente la primaria insegnante. Impariamo vivendo in diretta le lezioni più importanti, accumulando intuizioni e azioni. Sapere tutto a priori andrebbe a svilire il piacere della scoperta. Aprire la mente e liberarsi dai vincoli delle limitate abitudini, dalle credenze desuete che ancorano a un solo modo di recepire la realtà. Un processo che attiva l’esplorare nuove ulteriori prospettive. Un processo per essere oltre i confini delle rigide convinzioni, per accogliere pensieri evolutivi con coraggiosa curiosità. Essere predisposti a destabilizzare antiche credenze, onde accogliere le nuove possibilità che si rendono palesi. L'impermanenza è un concetto centrale in diverse filosofie, dove si evidenzia come tutto sia soggetto a nascita, crescita, declino e fine. Riconoscere, per quanto sia anche sgradevole, questo concetto fondante aiuta a sviluppare una prospettiva più equilibrata sulla propria vita, riducendo l'attaccamento e la derivante sofferenza. Comprendere che nulla è permanente può portare a una maggiore e agevole accettazione del cambiamento, a un approccio più consapevole verso variegate esperienze, un aiuto a focalizzarsi sul tempo presente e su ciò che possiamo vivere, sperimentando le possibilità del contingente.

Gli eventi estremi, forse perché sono più acuti quando la gente è più impreparata, non sono quasi mai prevedibili sulla base di una stretta dipendenza dal passato..
Nassim Nicholas Taleb

- Gestalt Counselor - Dott. Scienze e Tecniche Psicologiche - Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni -

Le azioni utili a rafforzare il potere di scelta, sviluppare un sentimento consono al proprio valore, sono un viatico per nuove energie di vita.