Autostima

Concedersi di stare nell’incertezza

L’inizio di ogni cambiamento possibile.



Nell’apparente ordinarietà si nasconde la sfida più avvincente, la meraviglia più accessibile ed esigente: abitare le nostre giornate nonostante l’incertezza, il dubbio, la fatica di scegliere e il rischio di perdersi.


Capita a tutti, prima o poi, di trovarsi in uno stato di sospensione: momenti in cui “non si sa che fare”, sospesi tra scelte difficile, smarriti nella confusione, o stretti da una morsa di ansia che sembra non lasciare scampo. Di fronte a queste crisi, cedere agli impulsi di fuga o alle scelte precipitose è una tentazione forte, perché restare nell’incertezza è una delle condizioni più scomode dell’esperienza umana. Eppure, è proprio questa scomodità ad ospitare l'opportunità di crescere, di vedere da un altro punto di vista, e di non affondare nel pantano delle abitudini inconsapevoli.

Una delle più comuni risposte all’incertezza è l’azione impulsiva, quella scelta frettolosa dettata solo dal bisogno di non sentire più l’ansia, e non da una reale consapevolezza o intenzione. Spesso queste decisioni drastiche, magari alimentate dalla paura del vuoto o dal bisogno di controllo, finiscono per complicare la situazione, generando senso di colpa, rimorso o ulteriori problemi. Il vero cammino umano chiede, invece, uno spazio di attesa: imparare ad abitare il dubbio senza crollare, permettendosi di non agire subito a tutti i costi.

Un'altra tentazione forte è riempire il vuoto con distrazioni continue: un sovraccarico di televisione, social, shopping, cibo o altre attività che, sebbene diano un sollievo immediato, alla lunga svuotano ancora di più, impedendo l’ascolto profondo di ciò che sta accadendo dentro di noi. È facile confondere il “non voler sentire” con il “non sapere cosa fare”, ma ignorare le proprie emozioni o mascherarle con rumore non aiuta a risolvere la confusione: la allunga e la rende più subdola, più difficile da riconoscere.

Altrettanto rischioso, nei momenti bui, è isolarsi completamente, lasciando che i dubbi diventino trappole che si rafforzano l’un l’altro. Il confronto, anche solo raccontando come ci si sente a qualcuno di fidato, spesso è già un atto di coraggio capace di schiarire idee e prospettive. Chiudersi, invece, accresce solo il peso dei pensieri e la loro tendenza a ingigantirsi.

Raramente, poi, alle grandi crisi corrispondono “soluzioni perfette” trovate all’improvviso. La ricerca spasmodica della svolta miracolosa, della risposta che cambia tutto in una notte, è un desiderio umano forte ma spesso irrealistico: la vero armonia nasce da molte micro-scelte, tentativi, dalla pazienza di restare anche nella non-sapienza, fino a quando non si fa chiarezza.
C’è inoltre il rischio, di fronte all’incertezza, di cadere nel circolo vizioso del “ruminare mentale infinito”, pensare e ripensare alle stesse opzioni senza mai scegliere, vivendo nel dubbio cronico, paralizzati dalla paura di sbagliare. Questo atteggiamento porta spesso solo a ulteriore ansia e indecisione. Ugualmente, confrontarsi esclusivamente con persone che assecondano la nostra indecisione rafforza l’immobilità; meglio aprirsi anche a chi, con uno sguardo esterno ma onesto, può fornirci nuovi punti di vista.

Ecco allora l’importanza del concedersi di stare nell’incertezza, meditare, scrivere, aspettare, lasciare sedimentare prima di decidere. Questa tolleranza del dubbio diventa esercizio di autocontrollo, una strada verso l’autodeterminazione che non cerca autorità esterne ma trova la possibilità di guidarsi interiormente, ascoltando ciò che davvero si muove nel profondo.
In questo percorso, l’equilibrio migliore viene dalla capacità di rompere gli schemi, mettere in discussione le certezze, saper guardare le cose da angolazioni nuove e inattese. Coltivare la critica e la meditazione consente non solo di essere in disaccordo con ciò che ci viene affermato, ma anche di esercitare quella disobbedienza intellettuale che è il terreno di ogni vera crescita personale. Si tratta di accettare che nessun pensiero, nessun maestro, neanche quelli che più stimiamo, possiedano la verità assoluta. Imparare a dubitare, a discutere, ad auto criticarsi diventa un atto di forza creativa, chiave per camminare davvero, qui, su questa terra, con piena presenza e coraggiosa umanità.

Il miracolo, in fondo, è restare fedeli a se stessi anche nel dubbio, camminare ogni giorno accettando la complessità e l’impaccio, senza ambire a magie ma cercando la meraviglia nel contatto diretto con il reale. La vera maestria è abitare la difficoltà senza fuggire, sviluppare autonomia di pensiero, aprirsi senza paura a ciò che di nuovo possono insegnare anche l’incertezza, il disagio, la possibilità di essere diversi da come credevamo.


Camminare su questa terra, con tutto il suo peso e la sua grazia: questa è la più alta, e umana, delle conquiste.



Possiamo ottenere l'approvazione degli altri, se agiamo bene e ci mettiamo d'impegno nello scopo; ma la nostra stessa approvazione vale mille volte di più.
Mark Twain

- Gestalt Counselor - Dott. Scienze e Tecniche Psicologiche - Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni -

Le azioni utili a rafforzare il potere di scelta, sviluppare un sentimento consono al proprio valore, sono un viatico per nuove energie di vita.