Copione di vita

Immaginare la vita come un condominio

Rappresentare la vita come un condominio


Immaginare la nostra psiche come un condominio popolato da diversi inquilini è un’immagine efficace e suggestiva che descrive la complessità e la molteplicità caratterizzanti l’esperienza interiore di ciascuno di noi.


In questa metafora, l’amministratore, quella parte di noi che cerca di coordinare, dare regole e senso al vivere quotidiano, opera solo grazie al supporto, più o meno consapevole, di tutti gli inquilini, ovvero delle nostre molteplici parti interne, emozioni, ricordi, desideri, paure e aspirazioni. Spesso, il caos esistenziale che viviamo nella nostra interiorità si riflette proprio in questo condominio interiore: un luogo di convivenza forzata, in cui il dialogo non sempre è semplice e in cui, spesso, fatichiamo a trovare un equilibrio tra i vari “abitanti” che ci costituiscono.

L’esistenza umana è connaturata dal caos.. Vivere non significa mai trovare una pace definitiva, ma piuttosto imparare a stare nella complessità e nell’incertezza, coltivando la tolleranza e la flessibilità emotiva. Il vero benessere psicologico non coincide con l’assenza di conflitti, ma con la capacità di ascoltare, accogliere e armonizzare le diverse componenti della nostra personalità, riconoscendo che ogni voce interna, anche la più scomoda, è foriera di un significato legato alle nostre esperienze più profonde.

Il pensiero, in questo scenario, appare come una corrente infinita. Esso ci accompagna costantemente, mutando forma e contenuto, senza tuttavia garantirci il possesso della verità. La fenomenologia ci insegna che il pensiero non è altro che una delle possibili reazioni all’esperienza, una modalità attraverso cui cerchiamo di dare senso a ciò che percepiamo e sentiamo in ogni istante. Ma pensare non significa per forza capire in maniera definitiva o trovare risposte assolute: spesso pensare è semplicemente interrogarsi su ciò che accade, osservare il divenire dei fenomeni, concedersi la possibilità di lasciar emergere domande più che affrettarsi a costruire comode risposte.

Nel vissuto fenomenologico, l’esperienza esiste prima del pensiero valutativo, prima ancora di deciderci una strada da percorrere, siamo semplicemente chiamati a sentire e percepire ciò che accade, a sostare in quella zona di contatto con la realtà che precede ogni giudizio o concettualizzazione. È proprio da questo sentire, da questa apertura percettiva, che può nascere un pensare autentico, capace di orientare l’azione, non per forza verso la soluzione, ma piuttosto verso la presenza piena all’esperienza. Evidente la metodologia gestaltica, l’approccio alla vita per cui il tutto è maggiore della somma delle parti; la nostra complessità interna, se armonizzata, può dare vita a forme di consapevolezza, intuizione e creatività che nessuna singola componente potrebbe raggiungere da sola.

Non è funzionale, allora, forzare il corso della nostra vita, aggrapparci rigidamente a idee, abitudini o convinzioni che dovrebbero garantirci una stabilità, comunque illusoria. Con frequenza, cerchiamo rifugio in schemi mentali fissi o in regole procedurali autoimposte nel vano tentativo di mettere ordine al caos, dimenticando che la vita stessa è caratterizzata dall’immanenza, dalla continua trasformazione. Non siamo slegati da ciò che accade, siamo immersi, tutto scorre, tutto è impermanenza, e noi stessi siamo effetto e, al tempo stesso, conseguenza e causa del fluire.

La saggia quiete, quanto l’eccitazione, consistono nell’accettare la circolarità dell’esistenza, il fatto che ogni azione, pensiero e sentire si influenzino reciprocamente senza un punto di partenza o di arrivo definitivi. La vera crescita psicologica personale non deriva dal tentativo di dominare il caos, ma dalla capacità di “sostare” consapevolmente con esso, lasciando che la vita si esprima nelle sue molteplici forme, guidati da un senso di accoglienza e curiosità piuttosto che dal controllo assoluto.


Questo atteggiamento non significa esser passivi, ma vivere con pienezza e responsabilità il proprio percorso, consapevoli che, alla stregua di come per ogni condominio ben amministrato, solo il dialogo e la cooperazione tra le varie parti di noi potrà condurre a un’armonia sempre in divenire.



Noi siamo impegnati in un gioco che non possiamo vincere. Alcuni fallimenti sono migliori di altri, questo è tutto.
George Orwell

- Gestalt Counselor - Dott. Scienze e Tecniche Psicologiche - Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni -

Aiuto le persone a trovare le risorse utili per attuare decisioni consapevoli, inerenti ai propri obiettivi. Per potenziare il benessere psicologico, relazionale e fisico. Per le coppie in crisi, fornisco supporto nel superare ostacoli e rafforzare il legame, promuove la crescita, l’empowerment, la capacità di vivere con soddisfazione e con rinnovata energia.