Gestire

Ansia e delusioni

Il coraggio di accettare le delusioni


A volte è l’urto con il reale a svegliare il sapere addormentato. Anche lo scossone ci mette alla prova e ci consegna, nell’istante, ciò che possiamo davvero chiamare nostro. Nel gioco sperimentale della vita impariamo a stimare l’incalcolabile, a riconoscere l’imprevedibile come il suo vero respiro.

Ogni volta che iniziamo qualcosa a cui diamo grande peso, ogni volta che dobbiamo parlare in prima persona, la perfezione deve farsi da parte. È necessario lasciare spazio a quell’imperfezione che nasce dal nostro incontro singolare con l’evento: un’invenzione senza rete, capace di far tremare. L’ansia, in questo, non è un difetto: è la campanella d’ingresso. Serve un passo ulteriore, uno strappo, una deviazione, un atto di audacia: l’urto vitale dell’imprevedibile.

Apprezzare l’incertezza significa fare amicizia con il mare mosso. Le onde non si calcolano: si imparano col corpo. L’onda che temiamo è spesso la stessa che ci riporta al largo, quando stavamo per spiaggiarci sulla riva delle abitudini. Per questo conviene dismettere l’illusione che apprendere sia imitare alla perfezione un ideale immaginato: apprendere è restare fedeli all’incontro, non alla sua caricatura.

Se vogliamo davvero l’atto creativo, occorre esporsi alla propria voce, al proprio talento, alla propria vocazione, fino a riconoscere il vuoto che fonda ogni creazione. La pagina bianca dello scrittore e il silenzio prima del primo accordo sono forme di questo vuoto: non un nemico, ma una soglia. Qui il fallimento non è un incidente da scongiurare: è l’elemento in cui si cresce, la prova generale del possibile. Beckett lo diceva a se stesso: fallisci di nuovo, fallisci sempre meglio. Perché l'ideale della prestazione verso la perfezione, se adorato, congela, al contrario se accolto come stella lontana, orienta senza paralizzare.

Accettare l’incertezza non è rinunciare all’impegno: è cambiare stile di navigazione. Significa preferire la rotta viva al tracciato morto, la precisione dell’ascolto alla presunzione del controllo, la costanza del lavoro al feticcio del colpo di genio. È riconoscere che la vita non si lascia mettere in colonna, e che il nostro compito è mantenere la prontezza del gesto, non la sterilità del calcolo logico.

Ben venga l’ansia che diventa allerta, l’esperienza materiale diventa indizio, la sbavatura diventa timbro. E ciò che chiamiamo sgradevole destino smette di essere una minaccia, per poter apprezzare il mare aperto su cui, finalmente, impariamo la nostra più valida postura.



L’esperienza non è che la somma delle nostre delusioni. Henri Frédéric Amiel

- Gestalt Counselor - Dott. Scienze e Tecniche Psicologiche - Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni -

Le azioni utili a rafforzare il potere di scelta, sviluppare un sentimento consono al proprio valore, sono un viatico per nuove energie di vita.