“Il tempo é una finzione mobile dell'eternità. ”

Platone

Intervista di Silvia Ronchey a James Hillman

James Hillman: Sto morendo ma non potrei essere più impegnato a vivere.
29/10/2011 Silvia Ronchey
Frammenti tratti da: La Stampa

“Sto morendo, ma non potrei essere più impegnato a vivere”. Così aveva scritto, nella sua ultima mail. E così l’ho trovato, quando sono andata a salutarlo per l’ultima volta nella sua casa di Thompson, nel Connecticut, pochi giorni prima che morisse…

H. Oh, sì. Morire è l’essenza della vita.
R. Com’è morire?
H. Uno svuotamento. Si comincia svuotandosi. Ma, si potrebbe chiedere, che cos’è o dov’è il vuoto? Il vuoto è nella perdita. E che cosa si perde? Io non ho perso nel senso comune di perdere. Non c’è perdita in quel senso. C’è la fine dell’ambizione. La fine di ciò che si chiede a se stessi. E’ molto importante. Non si chiede più niente a se stessi. Si comincia a svuotarsi degli obblighi e dei vincoli, delle necessità che si pensavano importanti. E quando queste cose cominciano a sparire, resta un’enorme quantità di tempo. E poi scivola via anche il tempo. E si vive senza tempo. Che ore sono? Le nove e mezza. Di mattina o di sera? Non lo so. 

( ………… )

R. Ma non parlavi di vuoto?
H. Sì. Il mio stato di svuotamento esprime qualcosa che non avevo finora realizzato e che può riassumersi nella parola coagulatio. Due princìpi governano tutti i processi alchemici: la Coagulatio e la Dissolutio. La Coagulatio in alchimia significa rapprendersi in un punto, diventare più solidi, più definiti, formati, dotati di Morphe. Ora l’intero processo che sto attraversando è la Coagulatio della mia vita nel tempo. Ma la Coagulatio  è sempre seguita dalla Dissolutio. Che è esattamente il contrario: dissoluzione, le cose che si separano, si sciolgono, perdono la loro capacità di definirsi. La cosa interessante è che improvvisamente questo spiega i miei sintomi. Non faccio che pensare, morbosamente, che sto affondando sempre di più, che mi sto dissolvendo. Ma le due cose, dissoluzione e coagulazione, sono inscindibili. Non è fantastico? Non ci avevo riflettuto finché non mi è venuta per la prima volta in mente la Coagulatio. E la Rubefactio, che permette alla bellezza di mostrarsi.  Così ora sono una persona diversa. Non avevo mai percepito queste cose dentro di me. O non le avevo mai riconosciute. Prima, non avevo mai saputo chi ero.  

Non mi piace definirla un’ars moriendi.
E’ piuttosto un’arte dello stare in prossimità dell’essere, tenersi più stretti possibili a ciò che è.

Tratto da: La Stampa.it 29/10/2011

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